Recensioni

Recensione Ufficiale

Una testimonianza privata, intima, profonda.…

Begunski Center 1994, volontari nella follia jugoslava


Autore: Sergio Costanzo
Collana: Sotto la lente
Torna alla scheda del libro

Recensione Ufficiale

Una testimonianza privata, intima, profonda. Un racconto, un po’ diario, un po’ reportage, di un’intensissima esperienza umana. Una raccolta di immagini, ricordi, pensieri rimasti nella mente e nel cuore per oltre quindici anni prima di esser riversati in queste pagine, prima di divenire parole, messaggio. Sergio Costanzo ci racconta la sua estate del 1994, quando si è recato volontario nei pressi di Ribnica, in Slovenia, fino a tre anni prima Jugoslavia, ed ha visto l’abisso, come lo definisce egli stesso, ha visto i frutti della guerra.

Una caserma era stata trasformata in un campo profughi, un begunski center. All’interno vi sopravvivevano centinaia di bosniaci musulmani fuggiti dalla loro terra devastata dal conflitto, privati della propria casa. La missione era organizzata dal Comitato di Solidarietà per i Profughi della ex Jugoslavia sorto a Pisa, spontaneamente, l’anno precedente. Sergio Costanzo era alla sua prima esperienza da volontario. 

Nei suoi ricordi è vivido l’impatto devastante col begunski center, descritto come una piovra i cui tentacoli si espandono fino agli angoli più remoti del campo trattenendovi i reclusi, i loro pensieri, le loro emozioni, le loro non-vite. Nei suoi discorsi spicca l’attenzione e la cura verso i bambini, cui si dedicherà costantemente nella speranza di veder comparire sui loro volti un sorriso. Nelle sue parole emerge il valore della solidarietà, la sua ferrea volontà di conoscere ed aiutare questi profughi, il riconoscimento del suo impegno da parte dei begunski e le loro forme umili, eppur profondissime, di ringraziamento. Nella ricostruzione a volte sconnessa degli eventi si sentono le emozioni di Sergio Costanzo, i turbamenti che ancora oggi prova raccontando quell’esperienza, quell’estate a Ribnica. Lo ammette egli stesso, muovendo una sorta di autocritica che, in realtà, evidenzia la spontaneità, il valore e la genuinità dell’uomo e del libro: «Se questo fosse un diario, non sarebbe fedele, se fosse un libero parlare, risulterebbe parziale e incompleto. Ho trascurato molti particolari materiali. Se invece fosse solo una raccolta di pensieri, ne mancherebbero un milione.